Il pittore, fotografo e regista sperimentale Jan Jedlička, ha perso il paesaggio della sua giovinezza.
La situazione politica dopo il 1968 lo ha costretto ad emigrare dalla Cecoslovacchia. Si stabilì in Svizzera. Per quasi 10 anni è stato alla ricerca di una nuova ispirazione quando all'improvviso, durante una vacanza, si è innamorato del paesaggio pianeggiante della Maremma Toscana. Lì ha trovato la sua nuova casa artistica e, come artista, ha ricominciato da zero.
scritto e diretto da Petr Zaruba
montaggio Pavel Kolaja
direttore della fotografia Miroslav Janek
suono Vladimìr Chrastil
musiche Jaroslav Kořán, Matouš Hejl
script editor Marek Šindelka
prodotto da Alice Tabery per Cinepoint, in coproduzione con Ilaria Malagutti per Mammut Film, in coproduzione con Cezxh Television Věra Krincvajová, Petr Kubica; realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei per il Cinema - Toscana Film Commission Regione Toscana; con il contributo di Fondo per la cinematografia della Repubblica Ceca
Durata 65'
Premi e festival
Anteprima mondiale Vision du Reel 2020
Anteprima italiana 61 Festival dei Popoli - sezione Habitat
Note di regia
Quando ho incontrato per la prima volte le opere di Jan Jedlička, sono stato subito incuriosito dal suo sforzo di non rimanere in superficie, ma di andare sotto la superficie delle cose raffigurate. Non solo intellettualmente, scoprendo strati e connessioni storiche, ma anche fisicamente, schiacciando le pietre nel momento di produrre i pigmenti colorati.
Dopo aver conosciuto meglio Jan, ho potuto comprendere altri temi cinematografici che nascondo le sue opere. Prima di tutto, il tema dell'emigrazione e del ricominciare da zero - la perdita della casa, il linguaggio artistico e lo sradicamento. Questa restrizione artistica e culturale che tutti gli emigranti subiscono ha portato Jan Jedlička ad interessarsi del paesaggio, perché la percezione del paesaggio fa scattare qualcosa di primordiale, condiviso da tutti gli esseri umani. L'emigrazione ha indirizzato l'attenzione di Jedlička verso i mezzi di espressione artistica più elementari: la luce e il colore. Nell'epoca in cui ci si sposta sempre d più verso i media digitali, possiamo osservare il suo desiderio di materialità nelle relazioni con l'ambiente, ed in particolare con il colore e la superficie.
La nostra prima ricerca di location in Maremma ci ha mostrato quale sarebbe stata la sfida principale di questo film. Un territorio pianeggiante non offre né scenari spettacolari, né azioni drammatiche. Nonostante questo, spero che documentario sia quasi un film "fisico" che possa offrire al pubblico l'esperienza fisica dello stare in campagna, l'arte di percepire l'ambiente circostante.
Il mio obiettivo non era solo quello di illustrare le opere di Jedlička, ma anche di presentare il ritratto di un rapporto tra l’uomo e il paesaggio. Lo sforzo di Jedlička di catturare il paesaggio della Maremma in Toscana per quasi quarant'anni ci dà numerosi impulsi visivi. Sebbene il suo lavoro sia intimamente legato alla Toscana, Jedlička si pone domande artistiche e filosofiche più generali che vanno oltre una stretta demarcazione geografica.
Nota biografica
Jan Jedlička è nato a Praga nel 1944, dove ha studiato pittura all'accademia prima di emigrare in Svizzera nel 1969. Da allora vive a Zurigo e da vent'anni anche a Praga. Le tecniche principali utilizzate da Jedlicka sono il disegno, i pigmenti di terra, la fotografia e la pellicola. Jedlička sceglie i suoi motivi dai paesaggi, dai luoghi e dagli edifici. Cerca la comprensione delle cose. Il suo lavoro chiarisce la relatività dell'apparenza e della sua mutevolezza nel tempo e nello spazio. L'opera seriale e multimediale utilizzata da Jedlička è particolarmente adatto a questo scopo.
Le opere di Jedlička sono state esposte in musei e gallerie di tutta Europa, compreso il Kunstmuseum, Kunsthalle Winterthur e Galerie Wenger a Zurigo (CH), la Galleria Nazionale e la galleria del Castello di Praga a Praga, Galleria Moravia a Brno (CZ), CAMeC a La Spezia (IT), Galleria dell'Università di Brighton (GB) e il Museo Josef Albers a Bottrop /GR/. Steidl ha pubblicato il suo Il Cerchio / Il Cerchio nel 2008 e 200m nel 2018.
Petr Zaruba (biografia e filmografia)
Petr Záruba si è laureato alla Facoltà di Scienze della Charles 'University e al Dipartimento di Film Documentario della FAMU. Lavora come regista, direttore della fotografia e ricercatore cinematografico. Nel suo lavoro documentaristico si concentra su artisti visivi (Adriena Šimotová, Jiří John) e su temi legati al paesaggio. Tracce di un paesaggio è il suo primo lungometraggio e ha avuto la sua prima mondiale a Vision du Réel nel 2020.