10 anni senza spremere limoni

Umberto Eco nel suo saggio Kant e l'ornitorinco ragionava sul come ci si comporta davanti a un qualcosa che non si sa che cosa sia, e portava come esempio il momento in cui, nel Settecento, venne visto per la prima volta l’ornitorinco. Cos’è? Ha il becco, quindi è una papera? Sì, però ha i denti e poi c’ha anche il pelo. Allora è un mammifero. No, fa le uova. Sì, però allatta. E così via, finché i naturalisti inglesi che l’avevano in consegna per categorizzarlo decisero che era impossibile e gli fecero una categoria apposta per lui: i monotremi.
E lo spremiagrumi di Starck cosa c’entra?
C’entra eccome, perché se lo si mette davanti a qualcuno che non l'’ha mai visto e gli si chiede cos'’è o a che cosa serve o di quale categoria di oggetti fa parte, succederà come nel caso dell’ornitorinco.
La prova è stata fatta nel 1998 da Michele Cogo, che ha sottoposto l’oggetto non ai naturalisti inglesi del Settecento ma a 113 studenti del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Bologna.
Dieci anni senza spremere limoni è la rielaborazione sotto forma narrativa del materiale più interessante prodotto dagli studenti attorno a quest’oggetto di design ambiguo e stimolante, in occasione dei suoi dieci anni di vita.
Da qui è nata la celebrazione del decennale del Jucy Salif da parte della Alessi, con edizione dorata dell'oggetto e la riproduzione della tovaglietta sulla quale Starck ha fatto i primi schizzi mentre si trovava all'isola di Capraia. Sul retro della tovaglietta è stata stampata la presentazione di Alberto Alessi.



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